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Voice first!

Un fenomeno in crescita.

Focus
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Il 2018 ha decretato il successo degli assistenti vocali. A sostenerlo è la società d’analisi RBC Capital Markets. I dati sono chiari: attualmente 2 ricerche su 10 effettuate da mobile su Google sono vocali e si prevede che entro il 2020 il 50% delle ricerche deriverà da richieste fatte a voce. Attenzione però che, come sostenuto da Global Web Indez, le abitudini di utilizzo degli assistenti virtuali sono diverse tra smartphone e smart speakers.

Da smartphone gli assistenti vocali sono utilizzati soprattutto per: richiedere indicazioni stradali (58%), ricercare informazioni (53%), controllare le previsioni meteo (52%), ascoltare musica (50%) ed impostare la sveglia (41%). Invece, da smart speaker sono utilizzati principalmente per l’intrattenimento. Il 67% degli utenti li usa, infatti, per ascoltare la musica e solo in un secondo momento per rimanere aggiornati sulle previsioni meteo (59%), sulle informazioni generiche (57%), per impostare facilmente gli alert (52%) e per ascoltare le news (50%).

E per lo shopping online?

Gli assistenti vocali sono usati per ricercare i prodotti e per aggiungerli alla wish list. Invece, la vera e propria fase di acquisto è ancora influenzata dal confronto visivo, soprattutto se riguarda prodotti molto costosi.

Voce alle donne

Tutti gli assistenti vocali hanno nomi e voci femminili. L’esempio più lampante è Siri (“donna che porta alla vittoria”) venuta al Mondo il 14 aprile 2011 grazie ad iPhone. Ad oggi è presente anche nell’Apple Home Pod. Nel 2013 è poi nata Cortana, creazione di Microsoft e usata negli smartphone di Windows. L’anno successivo, nel 2014, è arrivata poi Alexa, che è stata inserita in Amazon Echo.

Semplice coincidenza? No! Heather Zorn di Amazon afferma che “La voce femminile rispetto a quella maschile è stata più votata nei test di gradimento degli utenti”. Questo aspetto dipende dal ruolo sociale associato alla donna, vista ancora come il genere più abituato a servire e a svolgere meglio dell’uomo più compiti nello stesso momento, sia che si tratti di attività professionali che relazionali.

Il futuro è già qui, ma è da migliorare

Gli assistenti virtuali come Siri, Google Now e Alexa sono agenti sviluppati per offrire scambi di “botta e risposta” con l’utente, senza essere in grado di sviluppare conversazioni articolate. Secondo il ricercatore della Fondazione Bruno Kessler, il dott. Bernardo Magnini, questo limite deriva da più fattori, come l'educazione alla conversazione e all'aggiornamento.

Educazione alla conversazione e all’aggiornamento

I software degli assistenti vocali sono alimentati dalle conversazioni, grazie alle quali riescono ad immagazzinare schemi diversi per parlare con l’utente. Quindi, per funzionare bene e per accrescere la propria memoria e capacità logica dovrebbero attingere da migliaia di conversazioni sul web. Solo così sarebbero in grado di ponderare le risposte in base ai diversi tipi di utenti, a seconda delle circostanze. Attualmente, invece, non sempre sono in grado di riconoscere le voci dei loro utilizzatori. Per esempio, in Texas Alexa ha fatto recapitare a domicilio un gioco ordinato da una bambina, perché aveva scambiato la sua voce della piccola con quella della mamma. Per essere veramente performanti gli agenti conversazionali dovrebbero poi essere facilmente aggiornabili, apprendono nuovi schemi dalle conversazioni svolte con l’utente.

Maggiore naturalezza

Se non esistessero ostacoli a livello di privacy, i dati freschi con cui alimentare gli assistenti virtuali potrebbero essere attinti dai call center. Naturalmente questa opzione deve essere scartata e di conseguenza le Big Company stanno investendo molti soldi per perfezionare la tecnologia di apprendimento, con lo scopo di offrire sul mercato assistenti virtuali adeguati a sostenere conversazioni “naturali”. Tra qualche anno queste entità virtuali saranno in grado di offrire non solo informazioni, ma anche una serie di servizi correlati, instaurando con l’utente rapporti quasi confidenziali. Non a caso Apple negli ultimi anni ha ridotto del 21% le tonalità di Siri per rendere il tono di voce più piacevole e caldo. Le più note aziende hi-tech di tutto il Mondo stanno lavorando intensamente, per rendere questi device capaci di cogliere i nostri stati d’animo dal modo in cui l’utente parla e di adattarsi, abbassando il tono o rallentando il ritmo della parlata.

Ora e in futuro

Nonostante tutti i limiti del caso, questi sistemi sono già in grado di profilare i gusti del singolo utente, grazie all’acquisizione dei suoi dati personali, finendo così per anticipare i gusti delle persone e facendo risparmiare del tempo nella scelta, come nel caso dei brani musicali. In ambito lavorativo gli assistenti vocali si stanno facendo strada in diversi ambiti tra cui quello automotive. Come ad esempio Alexa che è stata collocata all’interno delle vetture BMW e Kia. Secondo la società di ricerca Ovum, nel 2021 gli assistenti virtuali diventeranno un must have. I grandi nomi della tecnologia, infatti, si stanno già accordando per far parlare tra loro le varie assistenti integrati in diversi sistemi, per consentire all’utente di dare gli ordini solo una volta. In automatico saranno poi trasmessi ai vari dispositivi di competenza (veicoli, elettrodomestici, tv, smartphone, etc.).

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